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libro diario sudamericanoLuca Belcastro
Abel Soledad

LIBRO | in italiano | Moretti&Vitali 2013

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libro diario sudamericanoSalvatore Couchoud

«Abel Soledad» di Luca Belcastro

Articolo tratto da Il Settimanale della Diocesi di Como (Como, Italia) del 15 giugno 2013

A un conoscente che si lamentava di aver sostenuto le spese di una lunga vacanza all'estero senza averne ricavato i benefici di piacere e relax che si attendeva, il vecchio Socrate aveva seraficamente replicato: "È perché ti sei portato dietro te stesso, invece di lasciarti a casa". Chissà se questa nozionistica reminiscenza sarà tornata alla mente di Luca Belcastro, il musicista (e viaggiatore) comasco che ha fatto del soggiorno in remote lande straniere il leit-motiv di una ricerca culturale ed esistenziale che non sembra dare segni di cedimento o rallentamento, al momento di procedere alla stesura di "Abel Soledad", il romanzo che va a completare un ideale trittico "musicologico" e narrativo inaugurato con "Sacbeob" e proseguito con "Diario sudamericano", tutti editi da Moretti e Vitali. Quello che è certo è che la metafora del viaggio, ancor più e ancor prima di quella competenza musicale che pure occupa un posto di preminenza nella personale "cassetta degli attrezzi" di cui si avvale il compositore-narratore innamorato dei paesaggi e delle genti dell'America Latina, recita la parte del leone anche in questo rinnovato appuntamento editoriale, che sperimenta stavolta la forma della fiction per aiutare il lettore a comprendere l'utilità di liberarsi della zavorra di ogni sovrastruttura e "imparare a vivere il momento, pienamente. Questa sembra essere l'unica soluzione, anche se ardua" (pag. 146). Si tratterebbe, in altri termini, di produrre una sospensione tra passato e futuro, evitando la debilitante procedura del rimasticare all'infinito episodi ormai corrosi dal tempo benché dolorosamente in servizio nella memoria attiva di ogni giorno, e astenendosi dal coltivare ansie e tremori per un futuro che ancora non è, né si sa come sarà. Tra l'abolizione del fardello del passato e l'allentamento della tensione proiettata sul domani, è conficcato appunto un presente tutto da vivere, a condizione che si riduca il raggio d'azione del pensiero, vero e proprio despota della psiche tendente a invadere tutti gli spazi e ad assorbire l'intera linfa vitale dell'individuo, e si decida di compiere la scelta ultima e definitiva. Quella di non scegliere, lasciandosi trasportare dal flusso apparentemente caotico e tumultuoso, ma in realtà ordinato e pulsante nella regolarità di una logica tutta fondata sulla spontaneità, degli eventi "così come sono" e non così come appaiono: idea che corrisponde, superfluo precisarlo, alla quintessenza della nozione del viaggio, qui inteso non come banale avventura ma come fuga dalla realtà e da se stessi per ritrovare al capolinea la vera realtà e l'autenticità del proprio essere.
Questo almeno è il pensiero di Tilio, partito dal villaggio di Olvido alla ricerca dell'amico scomparso Abel, che non ha lasciato altra traccia di sé che un diario rinvenuto sulla spiaggia dove era solito sedere ad ammirare le onde del mare. Diversamente dall'amico di Socrate, "Tilio ha progressivamente lasciato dietro di sé tutte le cose sicure che si era costruito nella vita" (pag. 179) e ha compreso, soprattutto dopo essersi sottoposto alla "terapia intensiva" del Salar, la grande pianura biancastra tra Cile e Bolivia dove i visitatori possono godere del privilegio di ascoltare il silenzio nella sua soverchiante polifonia, che il senso della vita è: viaggiare, non importa dove né come. E senza prefigurarsi altra meta che quella di ritrovare se stessi, ossia la parte più genuina e rilevante dell'io che era stata soffocata, dagli anni della pubertà in avanti, sotto una coltre di formalismi comportamentali, di conformismi mentali e di "dover essere" artificiali del tutto illogici e improduttivi. Ma che perduta per sempre non era, e non chiedeva altro che un intervento di ripresa e di riattivazione che l'aiutasse a riemergere. Come ben sa chi è stato dalle parti del Salar e ne ha ascoltato la rombante voce senza suono e senza accento.