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libro sacbeobLuca Belcastro
SACBEOB
Escritos latinoamericanos | Scritti latinoamericani
LIBRO | en castellano - in italiano | Moretti&Vitali 2010

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foto luca belcastroMilena Bahamonde

Prefazionealt

Fino a tre anni fa non conosceva i chinos della Valle dell'Aconcagua, né aveva ballato un huayno. Era stato nelle capitali dei cosiddetti "Paesi del primo mondo", però non nei paesini dei canti di Violeta Parra come Perquilauquén, né dove era cresciuto Victor Jara a Lonquén. Non ha mai portato un fucile, come i giovani del Centroamerica. Non sospettava l'intensità del blu tinto di anile o il colore del frutto maturo del cacao o quale sia il sapore del nopal, né che cosa significasse puna, fritanga, micro, compadre, guagua e quanto potesse valere un CUC.

Proviene dalle selezionate sale dell'arte classica, dalle latitudini di giardini che aspirano a riflettere la perfezione. è maturato seguendo la rotta delle sue composizioni, e in questo ha passato gran parte della vita. Però un giorno la frattura si è fatta inevitabile e sente di lasciare le feste dell'élite e della crema del fare musicale, là dove ha visto da vicino come "dalla rete dell'oro pendono ragni ripugnanti". Pendendo da un filo di fiato, si lancia. Rinuncia a continuare ad essere reminiscenza. Arde le immagini della sicurezza che gli offrirebbe una carica nel circuito dell'ufficialità dell'insegnante. Parte.

Lascia alle spalle i paesaggi sociali conosciuti. Si ritira dalle strade, dai viali e dalla sentenziosa segnaletica del nord dell'Italia. Si oppone così ad essere consumato. Si arrischia nei dolori, negli aromi, nelle sopportazioni, nei dialetti e nelle stigmate di un'America Latina stereotipata negli annunci turistici come gioiosa, magica, selvaggia. Incontra la vertigine e l'altezza che dimenticò l'Occidente e si incontra con altri, con i quali celebrare il rito umile della pratica musicale.

Scrive in un diario le tracce dell'itinerario. Si addentra in se stesso, si guarda, si pensa. Affascinato dall'andare e venire, ogni volta che parte, qualcosa di lui rimane. è stato così lungo il viaggio che già non si sa se sta arrivando, andandosene, ritornando o tutto questo contemporaneamente.
Luca Belcastro è della materia prima che menzionava Neruda quando disse: "En mis manos / voló la harina, resbaló el aceite, / pero / es el pueblo de Italia / la producción más fina de la tierra" [Nelle mie mani / volò la farina, scivolò l'olio, / però / è il popolo d'Italia / la produzione più fine della terra] (frammento da 'Las Uvas y el Viento - La túnica verde'). Musicista di umanità maniacale e caso estremo di impegno con il proprio ideale. Convinto e convincente della responsabilità sociale di un creatore.

In tre anni ha dato vita al progetto Germina.Cciones... - primaveras latinoamericanas, nel quale si è proposto di condividere e scambiare esperienze. Sotto quest'ala centinaia di giovani musicisti e creatori hanno avuto la possibilità di partecipare a corsi che hanno il nome dei fiori nativi dei Paesi dove si realizzano: Ceibo in Argentina, Patujú in Bolivia, Copiu in Cile, Mariposa a Cuba, Xicamiti in Messico, Kantuta in Perù. Nomi che ricordano il rispetto della vita naturale.

Belcastro attiva un progetto umanizzante, che non considera l'educazione come imposizione ma che spinge a scoprire se stessi, a preoccuparsi di aprire possibilità ai bambini e ai giovani, però soprattutto invita a costruire spazi collettivi di partecipazione. E la proposta sembra rivelare un'urgenza, perché ad oggi centinaia di musicisti latinoamericani sono coinvolti nelle attività di Germina.Cciones..., centinaia che testimoniano come la creazione sia un gesto della volontà possibile in armonia con gli altri.

In ogni Paese in forma inedita, è riuscito a far sì che collaborassero insieme istituzioni che tra loro si danno l'appellativo di "concorrenza". Incominciano i corsi, i laboratori e i conservatori, le università, le facoltà ricevono il conglomerato umano, formato da studenti di varia provenienza. Guidati da Luca, sostenuti dalle conferenze di professori volontari, i partecipanti si allineano, discutono in gruppo le proposte di opere e ognuno è libero di pensarci ed esprimersi. Poco a poco sbarcano nella precisione tecnica. Coraggio, il rituale non finisce nella grafia, per quanto curata o particolare. Avanti, dobbiamo arrivare al giorno del concerto nel quale si presentano le opere - Il processo compositivo non termina con lo scrivere note in un pentagramma, ma con il giungere a qualcuno che possa ascoltarle - e non sono solo parole, perché sono già più di settanta le nuove opere create ed eseguite nei concerti di Germina.Cciones... da giovani musicisti latinoamericani.

Anno dopo anno, dal 2008 fino ad oggi, i corsi tornano a fiorire. Tutto rinasce in una maniera simile e diversa. Nuovi nomi, diversi luoghi o dinamiche.

È il caso di un viaggiatore che si nega al sorvolo facile dell'abitudine. Arriva, apre uno spazio. Parte. Ritorna. Tornerà? Tuttavia lo confessa, questo rischio procura una nostalgia: "... lascio un pezzo di me in ogni luogo che visito, nella speranza di trovarlo di nuovo, di non perderlo e di potermi ricreare nella memoria dei diversi luoghi e "Trovo i congedi molto tristi, mi piacciono ogni volta meno, anche perché ultimamente vedo la mia vita come un continuo congedo, che fortunatamente, nella maggior parte dei casi, è temporaneo".

Il presente libro testimonia il transito di Luca per Paesi, città ed esperienze umane. Registra come percepisce la pulsazione latinoamericana. Narra il divenire di un passeggero che conosce le leggi della natura e in essa riposa, interrogando una Ceiba nel centro della selva di Tikal o fondendosi nella trasparenza del riflesso pacifico del mare. è l'orma di un viandante che si gioca la vita per la scarsa possibilità di contatto umano.

Non ci può essere un itinerario meno turistico di quello che ha tracciato. Entra nelle radici di un'America nera e minerale, nelle sue vergogne telluriche, sogni siderali e da questa geografia questo camminatore del Tahuantisuyo si proietta senza ulteriore cartografia che quella del condividere e contribuire a generare un'opportunità per chi non l'ha avuta, in un continente esposto, per sorte e per disgrazia, a un'infinità di differenze, ma al quale ancora è possibile appartenere.